A volte ci si trova a scambiare opinioni sui canti, sui repertori e sulle definizioni del genere a cui un canto può appartenere. Ognuno con il suo punto di vista. Vorremmo inaugurare una rubrica per il blog "Parlando di..." occupandoci in questa occasione di Ninna Nanne, per non accontentarci delle definizioni superficiali, cercando (se possibile) di andare un poco più a fondo nei concetti.
Alla voce Ninna Nanna (canto) di Wikipedia viene riportato: "Una ninna nanna è una melodia rasserenante che viene cantata ai bambini per farli addormentare. L'idea alla base della ninna nanna è che un canto eseguito da una voce familiare induce i bambini ad addormentarsi. (...) Ninna nanne si trovano nella cultura popolare di tutti i popoli. (...) La Commissione Europea ha creato il progetto Lullabies of Europe per raccogliere tutte le ninna nanne nelle diverse lingue della Comunità per preservarne il patrimonio culturale". Le finalità del progetto Lullabies of Europe: "Ogni paese europeo ha la sua cultura di ninnananne ma questo progetto vi permette di attraversare lo spartiacque culturale e cantare e suonare altre meravigliose ninnananne nella vostra casa. Bambini molto piccoli che ascoltano queste canzoni, le ricorderanno quando incominceranno ad imparare lingue straniere. Studi sulle ninnananne dimostrano che la loro funzione non è soltanto quella di indurre un infante al sonno. Esse offrono ai bambini un’opportunità di crescita e di sviluppo e promuovono il rapporto affettivo tra genitori e figli".
Tuttavia, Roberto Leydi ne' "I Canti Popolari italiani" edito da Mondadori nel 1973 sostiene: "Questi canti non assolvevano soltanto al compito di quietare e addormentare i bambini, ma anche a quello di avviare il processo di inculturazione del nuovo nato (e inculturazione non soltanto musicale). Attraverso la ninna nanna, poi, era offerta alla donna un'occasione di sfogo non altrimenti possibile all'interno della società contadina tradizionale. Ciò spiega in parte perché tanto spesso le ninne nanne, contro l'opinione corrente, non abbiano testi lieti e sereni e musicalmente si connotino come veri e propri lamenti,anche disperati".
E anche Giuseppe Vettori ne' "I Canti Popolari italiani" edito da Newton del 1975: "Cullando il bambino, la madre parla quindi talvolta della sua condizione di donna, oggetto della scelta altrui; oggetto di desiderio ma esposta al naturale destino di sedotta-abbandonata, con il matrimonio come unica possibile sistemazione da guadagnare con il silenzio, la rassegnazione alla miseria e alla sottomissione, la bravura nelle occupazioni femminili, la condanna ai lavori domestici e alla totale dedizione alla cura del bambino stesso (...). In altri casi l'accento è posto soprattutto sulla miseria, sulla fame, sul necessario che manca. Quasi sempre, comunque, la ninnananna ha una funzione di istruzione del bambino, di accostamento ai costumi, ai valori, alla realtà della vita".
Nella presentazione del canto "En co' de l'era" di Massimo Marchesotti: "Va tenuto presente che la ninna-nanna costituisce, dove è ancora in uso, il primo elemento dell'inculturazione musicale del bambino, che proprio dalla voce della madre apprende il patrimonio comunicativo che appartiene alla sua comunità e alla cultura del suo gruppo. E' stato più volte osservato che questo tipo di canto assolve in realtà una duplice funzione: addormentare il bambino e offrire alla madre un'occasione di sfogo. Cogliendo l'occasione della ninna-nanna molto spesso la donna, che in una società di tipo patriarcale non ha altro modo di denunciare la sua situazione se non con il canto, dà sfogo ai suoi sentimenti che, dalla dolcezza, dalla tenerezza passano facilmente al lamento, ai suoi sogni svaniti, alle sue frustrazioni".
Oggi, la Ninna Nanna viene riconosciuta come mezzo pedagogico educativo per lo sviluppo del bambino e della propria sfera affettiva. Ma non è sempre stato così o meglio non è sempre e solo così. In origine la Ninna Nanna aveva ben altri scopi. Molte, se si ascolta attentamente, mantengono nei suoni e nei testi, un senso di tristezza mista a rassegnazione, comunicando a tratti stati d'animo ben differenti da quelli di dolcezza e amore. Cercando di approfondire la materia, ci siamo imbattuti nel blog Materterra nel quale ci si interroga sull'origine del termine. La "Ninna Nanna" viene considerata una preghiera ad antiche divinità pagane di popolazioni Babilonesi e Sumere. Tant'è che una nota leggenda sarda narra la storia di un certo "Nannai", proprietario di un carro talmente rumoroso da riprodurre il rumore dei tuoni. La leggenda è di uso comune tanto che ancora oggi, all'arrivo di un temporale si usa dire: "Si sta avvicinando il carro di Nannai". In sardo antico con il termine nannai vengono identificati i nonni e ancora attualmente è viva l'usanza di chiamare "Nonna" la madrina di battesimo. Particolare che "Nannai" sia assonante al nome di "Inanna" che veniva considerata dai Sumeri divinità delle acque e della luna. Inanna era anche la divinità della fertilità e dell’amore passionale che, portatrice del carro della luna (come Nannai) e governatrice delle acque e della pioggia, è stata nel corso del tempo identificata con la babilonese "Ishtar" e la romana "Venere". In altri casi con "Diana" in altri ancora era la figlia del "Dio della luna" ovvero Sin (in babilonese) conosciuto anche come "Nanna" (in Sumero). Inanna, Nanna e Nannai quindi le divinità da cui potrebbe derivare il termine "Ninna Nanna". Una preghiera pagana a "Luna e Venere" per la protezione dei bambini che nel tempo si è trasformata nella forma a noi tutti nota di melodia rasserenante per la buona notte.
Ivan Fozzer
coritalitysta
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