martedì 22 gennaio 2013

Il lungo viaggio tra sogno e realtà corali alpine (1a parte)

E si arriva a quell'attimo di silenzio che precede il gesto che darà il LA alle voci. Accordi, pensieri, parole e voci, anime che si fondono in un'unica elaborata armonia. Il canto del coro riporta alla mente ricordi, riporta a quelle volte che la nostra mamma ci accompagnava verso il sonno della sera, ai crudi e tragici racconti dei nostri nonni che, certe cose le avevano vissute davvero. Il canto narra le vicende delle nostre montagne. Sentimenti, per lo più ricordi lontani nel tempo, ma che si cantano ancora, perché soprattutto in un momento come questo, c’è ancora chi ha la voglia di cantare le storie dell’animo umano. Trovando anche il tempo di guardarsi attorno e constatare di essere semplicemente uno di tanti, tutti protesi verso quegli individui sconosciuti, ma capaci di creare armonie e trasmettere emozioni. L’accordo finale e il fragoroso applauso che ne segue, rituffano nel presente ma solo temporaneamente, quanto basta perché il viaggio da qui a breve possa ricominciare. Chiunque abbia avuto la possibilità di ascoltare un coro, si ritroverà in queste sensazioni. Chiunque abbia mai cantato in un coro, riconoscerà i vividi sapori.

Il celebre poeta del ‘500, Antonio Ongaro inizia il Terzo Atto del Poema “L’Alceo”, prima favola pescatoria conosciuta della letteratura italiana, con queste parole: “..come sotto tranquille e placid’onde si nascondono scogli perigliosi; Così sotto sembianti adorni e vaghi stanno perfidi cori, alpini cori, cori d’amore e di pietà nemici”. Ongaro non intese certo apostrofare come perfidi i cori alpini che conosciamo. Non esistevano ancora o quanto meno non ne risulta a noi l’evidenza. Non poteva certo immaginare quale significato avrebbe assunto alcune centinaia d’anni dopo, il termine “cori alpini”. Ma quanti di noi, al di là di avere assistito a qualche esibizione canora, professionistica o dilettantesca, sono a conoscenza di quale sia la genesi dei cori alpini? Siamo così certi di sapere cosa sono? Cori ANA e cori alpini sono la stessa cosa? Cosa cantano? Certo è che, ognuno di noi abbia la propria risposta a queste domande. Il coro alpino, è universalmente noto come un insieme di voci maschili che eseguono i canti di montagna che tutti conosciamo. Ma siamo sicuri sia proprio così? No, non sono qui per farvi cambiare idea, piuttosto cercherò di stimolare in voi la curiosità, che è anche mia, la voglia di saperne di più sul canto e sui cori alpini e degli alpini. Magari non tutto è esattamente come appare. Mi auguro, letto questo articolo, che la prossima volta che vi capiterà di ascoltare un coro alpino sarete in grado di distinguere meglio cosa state ascoltando.

Definiamo innanzitutto come è composto, per antonomasia, un coro alpino. Non è detto che tutti siano esattamente composti nei termini che vi illustrerò, come in tutte le cose e i cori non sono da meno, si trovano eccezioni. I coristi di un coro alpino, vengono tradizionalmente suddivisi in settori o voci: Tenori Primi e Secondi, le voci alte o cosiddette chiare; Baritoni e Bassi, le voci basse o scure. Sulla falsa riga della tastiera di un pianoforte, le voci basse posizionate sulla sinistra della formazione e le voci alte a destra. Il maestro o direttore, si posiziona solitamente di fronte al coro, sia per potere avere la visibilità di tutti, sia per potere dirigere al meglio la formazione. Un coro viene predisposto nella tipica forma a “ferro di cavallo”. Nella stragrande maggioranza dei casi, i cori alpini sono formati da coristi privi di studi musicali alle spalle, è quindi compito del maestro del coro, solitamente musicista di professione, insegnare le parti ad ogni settore durante le prove che possono essere a cadenza settimanale, fino ad arrivare a due, tre appuntamenti a settimana. 

Il più celebre e indubbiamente noto coro alpino, ancora in fervida attività alla veneranda età di 86 primavere, formatosi nel 1926, si chiamava “Coro Trentino SOSAT” conosciuto più semplicemente come “Coro della SOSAT”. Non preoccupatevi, non è un errore, è proprio il coro della “Sezione Operaia Società Alpinisti Tridentini”, che una volta sciolto a causa di vicissitudini legate al regime fascista, fu “invitato” a ricostituirsi con il nome di “Coro della SAT”, “Società Alpinisti Tridentini”. Erano anni difficili, tanto che alcuni coristi si rifiutarono di assoggettarsi ad una simile richiesta abbandonando la formazione originale, per poi ricostituire tempo dopo il “Coro della SOSAT”. Quindi oggi esistono due cori trentini con DNA comune, “Coro SOSAT” e “Coro SAT” di Trento che poi hanno intrapreso percorsi molto differenti. Questa è una di tante storie che accomunano la vita dei cori, che man mano vi accennerò e che spero abbiate la curiosità di approfondire.
(fine 1a parte prossimamente la 2a)

Ivan Fozzer
coritalitysta

Nessun commento:

Posta un commento