Possiamo affermare che sia nato prima il canto della parola, basti osservare i neonati che fin da subito gorgheggiando iniziano a prendere coscienza di sé, per “conoscersi da dentro”. A tutti gli effetti il canto resta questo, permette di tirare fuori tutte quelle emozioni e sensazioni che in altro modo, difficilmente, sarebbe possibile trasmettere. Comunque, per quanto attiene il repertorio dei canti di montagna, è universalmente riconosciuto che iniziò tutto con quello che oggi conosciamo come il Coro della SAT. Questa formazione, grazie alla rara e indiscutibile capacità di produrre musica per coro, influenzò in maniera determinante: il genere, il canto, i cori alpini. Tant’è che oggi un coro alpino, come già detto, è identificabile in un coro di voci maschili. Credo che se la SAT fosse nata “coro misto”, ovvero formato sia da voci maschili, sia da voci femminili, i cori alpini oggi sarebbero tutti cori misti. Alla SAT quindi oltre al merito anagrafico e di capostipite di un genere musicale, anche quello di avere determinato i repertori di tutti quei cori che da lì in poi si sarebbero formati. Avvalendosi della collaborazione di illustrissimi musicisti compositori, uno su tutti Arturo Benedetti Michelangeli, la SAT produsse quasi senza soluzione di continuità un numero impressionante di armonizzazioni e partiture per coro maschile. Senza troppa attenzione poi ai contenuti, in quel periodo storico l’importante era cantare. Attingendo e armonizzando canti, non solo delle proprie valli trentine, ma anche dal bagaglio popolare di differenti regioni italiane. Proponendoli poi a mo’ di SAT, modello unico, indiscutibilmente caratteristico. Nella scelta del proprio repertorio, ogni coro oggi ha a disposizione una sconfinata documentazione, scritta e sonora, della SAT tanto che poi per emulazione, certi canti vengono eseguiti in concerto con tipico incedere ed inflessione trentina, siano essi canti degli Appennini abruzzesi o canti delle colline piemontesi, sia lo stesso coro che esegue il canto, un coro piemontese o un coro lombardo. Perché la SAT li ha sempre cantati così ed è l’unico modo in cui quel determinato canto è conosciuto. Bene intesi, non è colpa della SAT se di fatto questo succede, sta ad ogni coro prendere un canto e riproporlo con le proprie uniche caratteristiche e non per imitazione. Ma, l’ indipendenza da certi stili, trovare un proprio modo di proporre un repertorio, per un coro è un processo molto lungo. Talvolta, lo stesso pubblico dei concerti di cori alpini, abituato ad un certo modo di cantare, influenza i repertori dei cori che quindi vengono meno stimolati a trovare una propria identità. Meno male che nella storia corale italiana è esistita la SAT, altrimenti molto materiale sarebbe andato perso, e forse oggi non parleremmo di cori alpini, ma di qualcosa di sostanzialmente differente.
L’Associazione Nazionale Alpini, tra la prima e la seconda Guerra Mondiale, come qualsiasi altra realtà associativa italiana aveva ben altre cose a cui pensare, ma non rimase insensibile a questa particolare corrente musicale. Tanto che alcuni timidi tentativi vennero fatti, gli alpini di fatto hanno sempre cantato, tuttavia per arrivare a dare i natali al primo “Coro ANA” ufficiale, si dovrà attendere il 1949. Allontanandosi dall’ambiente di montagne e vallate, scendendo in pianura fino ad arrivare a Milano dove aveva, ed ancora ha sede, l’ANA Nazionale. Nasce in seno alla Sezione di Milano la prima formazione corale associativa, il già attivo “Coro Fiamme Verdi” sotto l’egida ANA assume il nome definitivo di “Coro ANA di Milano”. Da subito, come tutti, il coro si allinea ai dettami del “Coro SAT” salvo poi assumere una propria identità interpretativa e di produzione musicale grazie al prezioso apporto di illustri, sensibili e floridi direttori artistici. Vere e proprie perle musicali, ancora oggi diffusissime specialmente tra i canti alpini, vengono prodotte in quel periodo dai maestri del Coro ANA di Milano, tra gli altri: Flaminio Gervasi, Vincenzo Carniel e Cesare Brescianini. Potremmo affermare, senza tema di smentita e con un bel pizzico di orgoglio associativo, che a partire dagli anni ’50, tanto si parlava di “Coro SAT” per il genere canto popolare e di montagna, quanto si parlava del “Coro ANA di Milano” come riferimento per il genere canto alpino.
Una personale ricerca, portata a termine consultando gli archivi delle varie associazioni corali italiane, evidenzia come su un totale di circa 500 cori maschili ancora in attività in Italia, solo cinque risultino essere stati costituiti prima della Seconda Guerra Mondiale. I cori alpini: “Coro della SOSAT” e “Coro della SAT” (1926) e il “Coro Valsella” (1936), preceduti per età anagrafica esclusivamente da due formazioni triestine di fine ’800, ma di altro genere musicale.
Il Coro dell’Associazione Nazionale Alpini della Sezione di Milano (1949), è preceduto, da una ventina di formazioni corali per lo più di provenienza triveneta, tranne rare eccezioni con repertorio principalmente formato da canti popolari e di montagna, non tutti cori alpini. Sono questi gli anni d’oro del movimento corale in genere e alpino nello specifico. La televisione timidamente iniziava a diffondersi ed era ancora lusso per pochi, divenivano i cori con i loro canti, la forma più spontanea e immediata di comunicazione e spettacolo. Al di fuori del contesto ANA fanno la loro comparsa infatti formazioni come, solo per citarne alcune: Coro CAI UGET di Torino (1947), Marmolada di Venezia (1949), Monte Cauriol di Genova (1949), Stella Alpina di Treviso (1949), Genzianella di Biella (1952), Tre Pini di Padova (1958) e molti altri. Per chi se lo fosse chiesto, De Marzi e “i Crodaioli” arrivano nel 1958 sebbene in effetti, è innegabile che dopo la SAT, siano stati tra quelli che più hanno influenzato, continuando a farlo, i repertori della coralità italiana, grazie alle illuminanti armonizzazioni del proprio maestro. Canti d’autore come, “Signore delle Cime” pur avendo attinenza marginale con i canti alpini, iniziano a diffondersi nell’ambiente dei repertori dei cori alpini. Il concetto di “canto d’autore”, con l’arrivo dei Crodaioli, acquista nuovo vigore e ulteriore significato. Tanti i cori prestigiosi che, ancora oggi in attività, hanno portato alle luci della ribalta in quegli anni il canto alpino, popolare e di montagna, con anche il merito di trovare fin da subito un proprio percorso musicale e di repertori caratterizzanti.
(fine 2a parte prossimamente la 3a e ultima parte)Ivan Fozzer
coritalitysta
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